Piandiscò: giovane volpe forse uccisa al laccio-cappio. Le donne che hanno ritrovato il corpo ora vogliono sporgere denuncia

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Giovane esemplare di volpe rossa, forse un maschio, ritrovato ucciso probabilmente a causa di un laccio – cappio, strumento proibito dalla legge. Il fatto è accaduto a Piandiscò. A fare il ritrovamento una donna del posto che, insieme ad un’amica era alla ricerca di un gattino dato per disperso da giorni. Quando le piandiscoesi hanno avvistato la coda dell’animale pensavano ad un gatto, ma una volta avvicinate all’olivo dove si trovava il corpo (nei campi limitrofi a Viale Marconi), si sono accorte che si trattava di una volpe, un bellissimo esemplare, di giovane età, ormai privo di vita che aveva una delle zampe anteriori troncata di netto e l’altra malandata. Insospettitesi hanno cercato aiuto telefonando al Corpo Forestale e alla Guardie provinciali che, dopo una trafila, hanno dato le indicazioni necessarie per rivolgersi alla Asl. Nel pomeriggio le donne hanno portato il corpo della bestiola all’ambulatorio dell’azienda sanitaria aretina.

Secondo una prima ricostruzione fatta dai veterinari il giovane esemplare di volpe, tra l’altro molto bello, sarebbe rimasto vittima di un orribile strumento di uccisione ormai da tempo vietato dalla legge: un laccio-cappio cioè fili d’acciaio posizionati nei punti di passaggio della fauna selvatica che diventano micidiali in particolare per i cinghiali. Coperte dai rovi, nascoste tra la fitta vegetazione, queste “trappole” per mammiferi sono spesso oggetto d’attenzione degli uomini dell’ anti-bracconaggio e costituiscono un problema serio per la fauna selvatica e gli animali d’affezione, la cui morte sopravviene peraltro per emorragìa, non prima di dolorosi e strazianti tentativi di liberarsi dal filo metallico.

Le donne che hanno ritrovato l’animale, particolarmente toccate dall’episodio, stanno ora decidendo se sporgere denuncia contro ignoti. “Occorre iniziare una cultura del rispetto verso questi animali, – hanno detto – prima di farli morire in modo così orribile i cittadini devono sapere che esistono possibilità di risarcimento per eventuali danni provocati da questi predatori al pollame o ad altri tipi di allevamenti”.