Montevarchi sotto choc per la vicenda che ha colpito Don Claudio. La sua opera in città

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La notizia è rimbalzata in città già ieri, al primo mattino, e ha causato profondo sconcerto e incredulità tra i montevarchini e, com’è comprensibile, tra i fedeli della comunità più importante numericamente: quella che fa capo all’Insigne Collegiata di San Lorenzo, la chiesa di piazza Varchi. Perchè don Claudio Brandi, 60 anni, ormai da tempo al timone della parrocchia, è apprezzato, oltre che per le indiscusse capacità nella missione sacerdotale e la sensibilità verso i bisognosi, per i numerosi progetti realizzati.
Ordinato presbitero da più di un quarto di secolo, durante la precedente parentesi a Sant’Andrea Corsini, sempre a Montevarchi nel quartiere Peep, si è prodigato per realizzare l’oratorio, punto di riferimento fondamentale per i residenti e, in particolare, i giovani. Al suo arrivo in Collegiata, come successore del compianto don Pasquale Corsi, aveva proseguito l’attività di recupero e restauro del patrimonio immobiliare.
Anche per merito del suo input è nato il «Centro don Emilio», con un asilo nido e una scuola materna modello per bimbi fino a 6 anni, inaugurato nel 2013, e di pari passo don Claudio si è mosso per restituire alla collettività l’ex Cinema Guido Guerra, diventato un Centro Pastorale all’avanguardia a servizio delle molteplici attività parrocchiali. Stesso discorso per il Museo d’Arte Sacra che custodisce opere prestigiose come il Tempietto Robbiano, in procinto di traslocare nella nuova sede di Sant’Andrea a Cennano, grazie ad un finanziamento di un milione e 200 mila euro stanziato dal Governo nell’ambito del progetto «Bellezza(à) – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati».
Una passione per il bello che non ha mai fatto passare in secondo piano la solidarietà, tanto da essere tra i primi in provincia di Arezzo ad aderire al bando della Prefettura per ospitare 24 migranti con vicende di guerra e povertà alle spalle. E l’integrazione del Centro di Accoglienza Straordinaria «San Marco» ha funzionato perché dalla data d’arrivo del luglio 2015 è cresciuta dando modo ai 24 profughi di tornare a vivere e collaborare anche con associazioni di volontariato cittadine per varie iniziative solidali dalla parte degli ultimi.
Adesso Don Claudio dovrà difendersi dall’accusa di ricettazione.