Ospedale del Valdarno. Nuovo impianto di osmosi a disposizione dei pazienti sottoposti a dialisi

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E’ stato rinnovato l’impianto di osmosi del reparto di nefrologia dell’ospedale di Santa Maria alla Gruccia. Con un investimento di 40.000 euro i 1.500 pazienti seguiti ogni anno potranno contare su un macchinario ancora più moderno, a disposizione dei dializzati, numerosi anche in questo angolo di Toscana. Al Monoblocco sono circa 60 le persone che, ogni settimana, si sottopongono al trattamento.
“Questo apparecchio – ha detto Carlo Mura, direttore Nefrologia del Valdarno – è il cuore della dialisi. La terapia ha bisogno di acqua ultrapura visto che entra in contatto indirettamente con il sangue del paziente. L’acqua, con questo impianto viene trattata e liberata da tutti gli elettroliti, calcio e varie sostanze rintracciabili nell’acqua della rete. L’impianto che è stato sostituito era in funzione dal 2002. Oggi la tecnologia è sicuramente più avanzata”.
Soddisfatta anche la dottoressa Daniela Matarrese, direttrice del presidio ospedaliero del Valdarno, che ha ricordato come i pazienti dializzati vengano seguitie per decine di anno e non tutti presentano lo stesso declino della funzione renale. “Alcuni – ha ricordato – progrediscono lentamente, altri hanno un’evoluzione rapida verso l’insufficienza renale di tipo severo. Hanno bisogno quindi di tecnologie all’avanguardia e di essere molto sicuri delle terapie a cui si sottopongono”.
La Matarrese ha poi ricordato che percorso diagnostico terapeutico assistenziale messo in piedi alla Gruccia prevede la gestione in modalità di ‘medicina di iniziativa’ su pazienti con malattie renali croniche in fase stabile e senza complicanze gravi. “La gestione – ha proseguito la direttrice del presidio – è affidata ad un team multiprofessionale definito dal modello delle reti cliniche integrate e strutturate, che coinvolge in modo coordinato e integrato il medico di medicina generale e gli altri specialisti. Nella maggior parte dei casi – ha concluso – è il medico di medicina generale ad entrare in contatto con il paziente con sospetto o rischio di nefropatia, per il quale si pone l’eventuale necessità di riferimento nefrologico”.