12 Luglio 2020 - 17:01
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    Bekaert. Due le ipotesi sul tavolo. Ma il tempo stringe

    n parcheggio vuoto, cancelli chiusi, striscioni di solidarietà appesi alle inferriate. Questo è lo scenario che si trova davanti chi passa di fronte allo stabilimento Bekaert di Figline Valdarno, nel quale lavoravano oltre 300 persone, molte delle quali residenti nella parte aretina del Valdarno, soprattutto a San Giovanni e Cavriglia. Oggi, 196 di loro sono in cassa integrazione. Poco più di mille euro al mese che saranno erogati ancora per sei mesi, dopo la proroga decisa dal Governo. Ma si pensa soprattutto alle prospettive del sito figlinese. Perché da qui a giugno dovrà essere trovata una soluzione. Anche prima, perché per far ripartire lo stabilimento il piano industriale dovrà essere definito a primavera.
    Insomma, tempi strettissimi. Due al momento le proposte. La prima riguarda le Trafilerie Medionali, una azienda medio piccola che ha la sede operativa a Chieti. Utilizzerebbe i macchinari tuttora presenti a Figline per far ripartire la produzione. Qualcuno, tra i lavoratori e anche tra i sindacati – la Fiom Cgil – , ha mostrato perplessità sulle prospettive di questa ipotesi e lo stesso deputato di Forza Italia Stefano Mugnai, poco prima di Natale, ha rivolto un’interrogazione al Ministro Patuanelli .” Trafilerie – ha detto il parlamentare azzurro – è un soggetto industriale di dimensioni limitate che potrebbe non disporre di tutte le risorse necessarie per l’acquisizione e il rilancio dello stabilimento. Si renderebbe dunque necessario coinvolgere un soggetto privato molto forte che affianchi Trafilerie, magari un’acciaieria che potrebbe fornire la materia prima, anche per poter far fronte alla concorrenza delle multinazionali che operano in questo difficile mercato”.
    E da questo punto di vista sembra che, al tavolo tecnico che si è tenuto a dicembre a Roma, il Governo abbia fatto capire che dietro all’operazione ci potrebbe essere anche una grande impresa dell’acciaieria, italiana e molto solida. L’altra ipotesi sul tavolo, che ha trovato concorde la Fiom Cgil, è quella di una cooperativa di lavoratori, tra l’altro già costituita (SteelCoop Valdarno) che torni a produrre gli steel coord per pneumatici. In questo caso si intende proseguire la produzione di cordicella per gli pneumatici con una quantità a regime di circa 12.000 tonnellate/anno e una previsione di ricavi di 2,5 milioni di euro l’anno. Pure qui non mancano le perplessità, soprattutto da parte del sindacato Fim Cisl. Perplessità legate soprattutto al fatto di dover investire ingenti risorse per ricomprare i macchinari e per ottenere l’omologazione. Senza contare la concorrenza, che vede sul mercato veri e propri colossi. Una cosa è certa. Il tempo sta per scadere.

    Marco Corsi
    Direttore Responsabile