24 Febbraio 2020 - 02:31

“Senti chi Parla!”. Il linguaggio dei bambini. Ne parliamo con il Centro DIDA di Montevarchi

Al Centro DIDA di Montevarchi, con la Dott.ssa Fiorella Amato, logopedista dell’équipe multidisciplinare,abbiamo discusso del linguaggio nei bambini e di quando si possono presentare delle difficoltà.

Innanzitutto può dirci di cosa si occupa il logopedista?

Il logopedista è la figura professionale sanitaria che si occupa di prevenzione e trattamento abilitativo e riabilitativo nell’ambito dei disturbi del linguaggio e della comunicazione.

C’è un’età precisa in cui si sviluppa il linguaggio?

Ogni bambino presenta una certa variabilità nell’acquisizione del linguaggio, esistono però delle tappe di sviluppo linguistico che sono comuni per ogni bambino. Potete avere un’indicazione più precisa di queste tappe nell’immagine allegata.

Ci sono dei campanelli di allarme che aiutano un genitore a capire quando deve rivolgersi ad un logopedista?

Ci si può rivolgere ad un esperto già dai 24/30 mesi, periodo in cui vengono acquisite le prime abilità verbali; in questa fase è possibile fare prevenzione creando interventi di potenziamento.
Il genitore può rivolgersi all’esperto se si presentano alcuni di questi campanelli d’allarme:
– assenza di lallazione (es. bababa, lalala…) tra 5 e 10 mesi;
– assenza di utilizzazione di gesti tra i 12 e i 14 mesi;
– vocabolario inferiore alle 50 parole a 24 mesi;
– ritardo nella comprensione di ordini non legati al contesto tra i 24 e i 30 mesi;
– ridotta presenza di gioco simbolico tra i 30 e i 40 mesi.
In presenza di queste caratteristiche il bambino potrebbe sviluppare un disturbo primario del linguaggio.

Cos’è un disturbo primario del linguaggio e come si manifesta?

Nel disturbo primario del linguaggio i bambini possono presentare difficoltà di vario genere e grado nella comprensione, produzione e nell’uso del linguaggio. Il disturbo si manifesta in assenza di problemi neurologici, sensoriali o relazionali.
Per esempio alcuni bambini possono avere un ritardo nella comparsa delle singole parole, altri non riescono a produrre bene alcuni suoni della lingua.
In altri casi ancora le difficoltà possono essere a livello di un corretto uso delle parole o nella strutturazione della frase.
Infine si possono presentare difficoltà anche nell’uso sociale del linguaggio, cioè delle carenze nell’efficacia della comunicazione.

Quando si può effettuare una diagnosi logopedica e neuropsicologica?

Si può fare diagnosi dai 30/36 mesi, periodo in cui le abilità linguistiche “acquisite” si stabilizzano.
A seguito della diagnosi è possibile agire con un intervento di tipo abilitativo, diretto e/o indiretto.Fondamentale risulta l’intervento logopedico. Spesso però questi disturbi non sono puri e quindi richiedono l’integrazione con altre tipologie di intervento (neuropsicomotorio, psico-educativo, neuropsicologico).

I genitori possono fare qualcosa per potenziare gli aspetti carenti?

L’adulto deve prima di tutto sostenere gli interessi del bambino e partire da quelli. Inoltre deve confermare ogni successo attraverso complimenti e incoraggiamenti.
Durante il gioco deve stimolare il linguaggio in maniera focalizzata, denominando ed espandendo la produzione del bambino.
Importante inoltre è fare domande aperte, semplificare il linguaggio dando importanza alla qualità e non alla quantità, descrivendo quanto accade e facendo numerose pause tali da favorire una qualsiasi produzione da parte del bambino.
Nello specifico questo può essere fatto attraverso la lettura dialogica: in base alle competenze del bambino, viene scelta una tipologia di libro (sensoriale, con singole immagini, descrittivo, con storie, senza parole), il quale viene letto in maniera condivisa con il bimbo posizionato a fianco dell’adulto.

I disturbi del linguaggio hanno un’evoluzione?

È necessario specificare che non tutti i bambini con difficoltà di linguaggio nei primi anni di vita sviluppano un disturbo primario. Infatti esistono i late bloomers (che recuperano in un anno il ritardo rispetto alla norma) e i late talkers (parlatori tardivi) alcuni dei quali evolvono in disturbo primario di linguaggio. Molti bambini con disturbo primario del linguaggio manifesteranno in età scolare un Disturbo dell’Apprendimento.

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