2 Aprile 2020 - 06:33
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    Fiom, Fim e Uilm di Arezzo: “chiudere subito le attività non essenziali”

    “Chiudere le attività non essenziali”. Lo hanno ribadito questa mattina i sindacati metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm di Arezzo in occasione dello sciopero regionale con una lettera inviata a Prefettura, Regione, Provincia, Ausl, Inps, Inail e Ispettorato del lavoro
    “Confermiamo la nostra richiesta alle aziende del settore metalmeccanico ed orafo ed affini, che non svolgono attività strettamente essenziali e strategiche, di predisporre tutte le azioni necessarie per la chiusura immediata dell’attività lavorativa in applicazione del DPCM del 22 marzo 2020 e del buonsenso che ci deve contraddistinguere nell’affrontare questa emergenza sanitaria e contrastare il diffondersi del virus covid-19, nella salvaguardia dei lavoratori e dei cittadini tutti”, hanno detto le sigle sindacati.
    I segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm Alessandro Tracchi, Ilaria Paoletti e Davide Materazzi hanno anche chiesto “l’attivazione della specifica cassa integrazione introdotta dal Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 oppure dal FSBA per le aziende artigiane”.
    “Nel caso in cui le aziende non predispongano la fermata – hanno aggiunto -, invitiamo i lavoratori a mettersi unilateralmente in ferie o permesso. Ad ulteriore salvaguardia, già da ieri abbiamo indetto lo sciopero, a copertura di tutte le ore o giornate che non potranno essere coperte da strumenti di legge quali cassa integrazione, FSBA, ecc., o strumenti contrattuali quali ferie o permessi, per fronteggiare il malessere e le paure generate dalla pandemia tra i lavoratori del nostro settore, indipendentemente dalle misure di sicurezza messe in campo dalle aziende del territorio”.
    Tracchi, Paoletti e Materazzi hanno anche chiesto al Prefetto “di definire e dichiarare quali sono nello specifico le attività che si ritengono strettamente necessarie e strategiche nella provincia di Arezzo”. Infine, per quelle aziende che saranno ritenute necessarie e strategiche la richiesta agli enti competenti è quella di verificare l’applicazione del DPCM del 11 marzo e del protocollo del 14 marzo riguardo le disposizioni minime per garantire le condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.

    Marco Corsi
    Direttore Responsabile