domenica, Novembre 27, 2022

Ampliamento di Podere Rota. Cacioli e Botti: “La vallata perde un’altra occasione di sostenibilità”

I sindaci di Castelfranco Piandiscò e Loro Ciuffenna esprimono forte preoccupazione per l’eventualità che la Regione autorizzi un nuovo ampliamento della discarica di Podere Rota.
“E’ in netto contrasto – afferma Enzo Cacioli primo cittadino del Comune Unico – con quanto previsto dalla concessione attuale, riaffermato da specifica deliberazione del nostro Consiglio comunale per la chiusura concordata istituzionalmente al 2021 e con quanto richiesto da tutte le amministrazioni del Valdarno aretino”. Cacioli ricorda che imprenditori e Ato “devono tenere conto di quanto è e di quale sarà la richiesta reale di conferimento da parte della Provincia di Arezzo e solo in base a questo proporre soluzioni finchè non sarà ampliato l’impianto di San Zeno”.
Ed ancora: “In una matura ottica di pianificazione regionale il Valdarno aretino non può continuare a ricevere rifiuti di aree non dotate di idonei impianti di smaltimento. Le volumetrie proposte sono eccessive rispetto a quanto conferito negli ultimi anni e all’aumento della capacità di differenziazione dei rifiuti dei Comuni aretini”.
Concetti già espressi e riaffermati con forza da Cacioli che chiede “qualunque sarà l’esito di questa spiacevole vicenda”, di evitare il conferimento di rifiuti speciali a Podere Rota. Al tempo stesso vuole che sia chiarito “il piano dei flussi annuale dei conferimenti che ha portato al calcolo delle volumetrie” e propone “la redazione di un patto fra le amministrazioni valdarnesi che consenta, nel caso venga approvato il non auspicabile ampliamento, la realizzazione di efficaci interventi di miglioramento ambientale e riduzione della produzione di rifiuti mediante l’utilizzo dei fondi derivanti dal disagio ambientale”.
Dal canto suo il sindaco di Loro Ciuffenna Moreno Botti rimarca come la posizione del suo Comune sia sempre stata chiara e costruttiva: “Chiusura della discarica di Podere Rota alla scadenza naturale del 2021 – afferma – come approvato in consiglio comunale; ma anche disponibilità ad accettare rifiuti provenienti dal Valdarno ancora per i prossimi tre anni in attesa della conclusione dell’impianto di San Zeno che renderebbe finalmente superflua la discarica di vallata”.
Altrettanto netta la posizione sul disagio ambientale con un attacco neppure troppo velato all’amministrazione terranuovese: “Non reclamiamo soldi. Noi offriamo idee sostenibili o meglio, se avessimo avuto la possibilità di spendere i soldi del disagio ambientale li avremmo utilizzati solo per azioni utili a ridurre la produzione globale di rifiuti. Purtroppo chi ha beneficiato di quelle risorse fino ad oggi, non le ha mai adoperate per questo scopo”.
E insieme al collega puntualizza che con i fondi legati ai disagi derivanti dal Podere Rota sarebbe possibile investire sull’acquisto di compostiere domestiche; aprire un Centro intercomunale del Riuso; informatizzare le isole ecologiche; attivare in modo permanente il ritiro di amianto domestico; avviare la raccolta delle acque piovane domestiche; sperimentare per il Valdarno una TARI non più basata sui metri quadri, ma sul peso dei rifiuti prodotti effettivamente; creare un bosco di compensazione che rapporti ogni tonnellata di rifiuti indifferenziati prodotti ad un nuovo albero piantato.
Infine Botti e Cacioli si dicono delusi due volte: la prima perchè alcuni comuni della vallata hanno preso posizione senza attendere la riunione del comitato AOR Valdarno di mercoledì prossimo. Il comitato, ricordano, è un organo decisionale presente all’interno dell’ATO Toscana Sud appositamente costituito per fornire risposte omogenee alla gestione dei rifiuti in Valdarno. La seconda legata alla scelta del soggetto gestore di chiedere l’ampliamento non per il fabbisogno dei rifiuti indifferenziati del Valdarno aretino, ma per i rifiuti speciali provenienti da qualsiasi regione d’Italia.
Alla riunione di mercoledì preciseranno a una sola voce che “la scelta di un ampliamento così abnorme fra necessità reale (l’intera provincia produce infatti attualmente circa 70.000 tonnellate annue di rifiuti indifferenziati da piazzare in discarica) e quanto richiesto: ‪900.000 tonnellate (ovvero quasi l’80% dell’ampliamento è funzionale all’arrivo di rifiuti speciali) è nelle corde di una azienda privata che deve guardare al profitto, ma non certo di una pubblica amministrazione”.
E concludono: “Da amministratori siamo molto preoccupati perché il passaggio ponte fra la situazione attuale e l’avvio di San Zeno poteva essere una grande occasione di compensazione ambientale: ampliare solo per i rifiuti domestici residui e poi chiudere definitivamente il capitolo al 2023, dimostrando ai cittadini che l’unica politica in grado di evitare i disagi dai rifiuti è la riduzione del quantitativo prodotto. Il tutto all’interno di un piano di miglioramento ambientale specifico che andava presentato prima della richiesta di ampliamento. Noi questo piano, nei dettagli descritti sopra lo applicheremo comunque, a prescindere dalle risorse del disagio o meno o dal fatto che si uniscano a noi altri territori, perché l’ambiente sostenibile e pulito è lo scopo dell’azione amministrativa”.