16 Gennaio 2021 - 22:44

Il mondo dello spettacolo in grave crisi a causa delle restrizioni anti Covid. Giampiero Bigazzi:”ecco cosa ci aspettiamo”

Abbiamo intevistato Giampiero Bigazzi dell’etichetta discografica Materiali Sonori per scoprire qualcosa di più sul momento che sta attraversando l’industria musicale ed in particolare quella dell’organizzazione di eventi, gravemente colpita dagli effetti della pandemia da Covid-19.
Qual è in generale la situazione del suo settore?
E’ molto brutta. Siamo stati fermi nel primo confinamento: teatri, sale da concerto, club, cinema, subito chiusi. Abbiamo poi avuto delle occasioni in estate che abbiamo sfruttato con pazienza e serietà, anche se, in genere, condizionate da mancanza di risorse e dalla gestione complicata degli ambienti e del pubblico. Ma è stata una boccata d’aria e il consenso incontrato, veramente notevole, ha dimostrato la voglia di cultura e di momenti di partecipazione. Con l’autunno siamo stati bloccati di nuovo dalla seconda ondata. Ed è stata una bella botta. Ma cosa si può dire? la situazione sanitaria è ancora molto negativa e non vedo perché dobbiamo per forza sentirsi privati della libertà, considerarsi sempre al centro delle cose. In gioco non c’è la possibilità di fare un aperitivo, ma la continuazione della nostra vita civile. Quindi, anche tutto il mondo dello spettacolo dal vivo si è adeguato.

Pensa che ci sia stata uniformità nei vari provvedimenti di chiusura?
Penso proprio di no. Certe scelte sono state francamente incomprensibili, considerando che in estate la correttezza dei luoghi di cultura è stata impeccabile. L’impressione è che chi ha gridato più forte abbia ottenuto maggiore considerazione e maggiori margini di manovra. Tutto il settore occupa diverse centinaia di migliaia persone, famiglie da mantenere e produzione economicamente rilevante. Ma sono soprattutto un esercito di lavoratori, spesso intermittenti, che permettono all’industria dell’intrattenimento, chiamiamola così, di essere uno dei pilastri del nostro Paese. C’è da dire che la pandemia, con i disastri che ha provocato, ha fatto emergere questo mondo. Finalmente il concetto di “spettacolo dal vivo” è entrato un pochino nei pensieri e nel linguaggio anche della classe politica.

Quali sono gli aiuti arrivati dal governo?
Anche in questo momento terribile per tutti, permane la delusione perché il nostro mondo arriva sempre in fondo ai pensieri e alle azioni di chi ci governa. Ma, dome dicevo, piano piano qualcosa si è mosso. Forse una lieve scintilla si è accesa anche nelle stanze ministeriali. Si è aperto finalmente un tavolo tecnico permanente fra operatori e Ministero delle attività culturali. Si è diffusa questa inedita parola, ristoro, vetusta terminologia burocratica a cui, alla fine, ci siamo affezionati e che abbiamo accolto. L’impressione però è che un complesso di creazione culturale, oltre l’emergenza, non può essere basato sull’assistenzialismo. Abbiamo bisogno di regole certe e consapevoli, di leggi apposite (soprattutto per quanto riguarda la musica), di spazi giusti, di coinvolgimento della scuola. Mi chiedo,perché la matematica e non la musica? Perché la letteratura e non il teatro come drammaturgia. E il cinema? cioè il linguaggio che è sintesi di tutto? E ancora: occorre rivedere l’accesso al Fus (Fondo unico dello spettacolo), riformare il codice dello spettacolo dal vivo, semplificare, uniformare, rivedere i meccanismi previdenziali, abbassare l’iva per la musica. Lo spettacolo sta morendo ed è indispensabile intervenire per chi opera in un così grande e importante comparto, oltre la logica dei ristori.

Quali le prospettive?
La situazione è ancora difficile. Certo, alcune cose sono un po’ curiose… Mentre rispondo alle vostre domande viene riaperto il mercato settimanale sotto casa mia (migliaia di persone sicuramente difficili da controllare), ma non il teatro e il cinema. Come nel primo confinamento, siamo ritornati a utilizzare il web, a organizzare eventi on line e streaming. Anche le istituzioni stanno cominciando a investire su questi strumenti. Per quanto ci riguarda siamo un po’ refrattari, ma non contrari aprioristicamente. Sono atti noiosi, un surrogato delle emozioni che suscitano eventi fatti da persone vive, su un palco davanti ad altre persone vive. Ma tant’è….

E per i vostri storici appuntamenti dal vivo come vi state organizzando?
In questi giorni di apparente calma, stiamo proponendo artisti non italiani come Wim Mertens e Aksak Maboul per la prossima stagione. Siamo sempre pronti per rilanciare il progetto di Arlo Bigazzi e Chiara Cappelli “Majakovskij!”, interrotto per ben due volte. Stiamo lanciando il nuovo disco di Letizia Fuochi “Fuegos Y Chavela” e ci sono sempre Flame Parade con il loro bel “Cosmic Gathering”. Stiamo lavorando per l’omaggio di Alessio Lega a Ivan Della Mea. Stiamo ristampando diversi nostri titoli storici in vinile. Ma soprattutto, con l’ottimismo della volontà, stiamo cominciando a pensare alla prossima edizione del festival Orientoccidente.

Quali sono, in queste settimane, le iniziative che pensate di fare prossimamente, on line e non solo?
Come ho detto gli eventi in streaming non ci entusiasmano. Preferiamo stare a studiare la rinascita, quando questa sarà possibile “in presenza”, e intanto valorizzare quello che già abbiamo nel mondo digitale, ché non è poco. Ma abbiamo accettato due proposte di spettacoli on line, due situazioni che ci sono apparse interessanti. Arlo Bigazzi e Chiara Cappelli, con Mirio Cosottini, Lorenzo Tommasini, Lorenzo Boscucci, e le immagini di Pierfrancesco Bigazzi e Giulio Dell’Aquila, martedì scorso, dal Museo Venturi di Loro Ciuffenna hanno presentato “Io canto il corpo elettrico – e abbraccio quelli che amo”, un reading musicale con testi di Whitman, Majakovskij, Venturino, Allen e dello stesso Bigazzi. E’ una iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune e si inserisce nel progetto “ViviAmo Il Museo”. Letizia Fuochi con Francesco Frank Cusumano, Ettore Bonafé, Oretta Giunti e le immagini di Claudia Ceville, presenterà invece il 29 dicembre, sui nostri social alle ore 21, “Sulle ali di Chavela – e la magia del mondo latino americano”, un viaggio alla ricerca dell’immaginario della grande cantora messicana Chavela Vargas. E’ una iniziative di “Inverno Fiorentino” promossa dal Comune di Firenze. In queste settimane poi sosteniamo “Entra nella scena”, un’azione promossa da Flame Parade e Brahms Strumenti Musicali a sostegno della musica indipendente. Per ogni acquisto oltre 250 euro, verrà regalato un Cd proposto da una band (hanno aderito in quindici fra gruppi e artisti). L’iniziativa nasce dalla volontà di costruire connessione tra i musicisti e solidarietà in un settore attualmente in difficoltà in un’ottica di economia circolare. Ci è piaciuta per il suo valore di sostegno della musica indipendente, partendo dal nostro territorio così ricco di esperienze creative e musicali.

 

Lapo Verniani
Redattore