lunedì, Novembre 28, 2022

Inchiesta pubblica su Podere Rota. La Lega: “Perchè non è stato trovato un commissario sganciato da qualsiasi logica politica?”

“Siamo proprio sicuri che in tutta la vallata non vi fosse la possibilità di indicare un altrettanto valido professionista che possa agire in nome e per conto dei cittadini, e quindi sganciato da qualsiasi logica anche apparentemente politica?”. Lo ha detto la Lega del Valdarno in merito al commissario che, in sede di inchiesta pubblica, dovrà rappresentare le istanze di chi è contrario al progetto di ampliamento di Podere Rota. Non solo. Il partito guidato da Salvini ha chiesto anche una raccolta firma tra favorevoli e contrari alla discarica.
Come noto, la settimana scorsa, si è tenuta l’audizione generale, nel corso della quale sono stati proposti i nomi dei candidati che seguiranno, per conto delle parti, l’intero “dibattimento”. Nello specifico la Csai ha indicato l’ingegnere Massimiliano il Grande, unico in lizza e quindi di sicura nomina. Dall’altra lato sono emersi i nomi dell’avvocato Andrea Grazzini, proposto dal Comune di San Giovanni e del dottor Mauro Mancini Proietti, presentato dalla Provincia di Arezzo. “La rosa dei nomi è quindi ristretta a tre, di cui uno verrà scelto per conto del soggetto favorevole alla discarica ed uno fra i due per conto dei contrari – ha spiegato Simone Badii – .
Le figure che dovrebbero rappresentare le istanze dei cittadini sono due stimatissimi professionisti, ma è bene evidenziare che l’avvocato Grazzini è dell’area fiorentina, come dell’ area fiorentina è il presidente e come fiorentino è l’altro commissario. Il dottor Mauro Mancini Proietti sembrerebbe quindi, a prima vista, la scelta più auspicabile, anche perché oltre all’ assenza di alcun conflitto di interessi con Firenze, è oggettivamente un profondo conoscitore delle problematiche valdarnesi, visti anche i suoi passati incarichi nella sua funzione di autorità locale di pubblica sicurezza”.
Dopo aver ribadito grande stima per l’ex vice questore, la Lega teme però che questa rosa di nomi possa essere vista come una diatriba politica tra centrodestra e centrosinistra o, ancora, nella querelle tra la Provincia ed il Comune di San Giovanni. “Ecco perché sarebbe stato il caso di cercare uno dei tanti stimati professionisti presenti nel nostro Valdarno che non potesse essere ricondotto a nessuna area di pensiero – ha aggiunto Badii -. La Lega è sempre stata attenta e vicina al territorio e non ha alcun problema, se la situazione lo richiede, e quindi nell’interesse esclusivo del territorio, a rifuggire da qualsiasi logica di area vera o presunta che sia. Credo che al centro di tutto vi siano i cittadini e le loro esigenze, e se proprio le vogliamo far emergere, inchiesta pubblica o meno, si proponga allora una raccolta firma tra favorevoli e contrari alla discarica. Una petizione apartitica e senza simboli tra i cittadini, in modo che emerga la loro volontà, a prescindere dai loro convincimenti politici. Saremmo certi che il messaggio che ne uscirebbe sarebbe inequivocabile e sgombrerebbe via qualsiasi dubbio di un gioco delle parti. E saremmo anche altrettanto sicuri che la doppia anima del Pd (fiorentina ed aretina) verrebbe meno”.
Insomma, Badii ha annunciato che la la Lega è per coinvolgere i cittadini direttamente, “perchè solo con l’impegno di tutti possiamo far valere la voce del territorio”. Riguardo poi all’audizione preliminare, il carroccio l’ha definita “imbarazzante”. “Non vorremmo che fosse il solito fumo negli occhi dei cittadini – è stato spiegato – anche perché se gli interessi di Firenze risultano ontologicamente contrapposti a quelli di Arezzo, e segnatamente del Valdarno, alzi la mano chi vede nella commissione che si sta delineando alcun elemento che rappresenti realmente e senza conflitto di interessi il nostro territorio. Questa inchiesta è iniziata subito male, a partire dall’orario in cui èominciata, visto che ha impedito a molti cittadini, magari interessati, di poter effettivamente partecipare. Per non parlare della location della diretta svoltasi all’interno della sede della Csai. E’ stato un non confronto con i cittadini in quanto non era possibile vedere le domande poste, perché la chat non era visibile e le domande non si sapeva nemmeno con che criterio fossero scelte. Verrebbe da chiedersi se siano state scartate le domande scomode”.

Marco Corsi
Marco Corsi
Direttore Responsabile