19 Aprile 2021 - 21:47

La Cna Arezzo: “Troppe imprese escluse dal fondo perduto. Cancellate le tasse o ne usciremo a pezzi”

“Aver mantenuto una soglia per accedere ai benefici rappresenta una ingiusta discriminazione nei confronti di migliaia di attività economiche che lo scorso anno hanno subito pesanti cadute del fatturato pur al di sotto del 30% e non percepiranno alcun ristoro. Occorre un meccanismo che preveda la progressiva riduzione del contributo in relazione all’andamento del fatturato, in mancanza del quale si deve procedere alla cancellazione delle tasse, altrimenti ne usciremo a pezzi con i debiti impossibili da coprire”. E’ un grido d’allarme, l’ennesimo, quello lanciato dalla Cna di Arezzo e in particolare dalla presidente, l’imprenditrice valdarnese Franca Binazzi, che dipinge una situazione drammatica che rischia pesantissimi contraccolpi in termini economici ed occupazionali. La Binazzi ha ricordato, se qualcuno se ne fosse scordato, che per un altro mese almeno non ci sarà alcuna zona gialla; la Toscana è diventata rossa dopo tre mesi e mezzo e la provincia di Arezzo è chiusa dal 15 marzo. ” Ciò – ha aggiunto- sommiamo la lentezza delle vaccinazioni in Toscana e il crash tecnologico del portale per le prenotazioni di vaccini e tamponi. Siamo in emergenza sanitaria dal gennaio 2020. Da domani partiranno le domande per il fondo perduto, ma la grande maggioranza delle imprese, pur avendo registrato una significativa flessione del fatturato, rimarrà esclusa dai nuovi indennizzi”.
La Cna ha rivendicato la battaglia per il superamento dei codici Ateco. Un modo per consentire a più imprese di accedere ai ristori, ma ha sottolineato che i nuovi sostegni restano inefficaci e troppo modesti. “Aspettiamo ancora misure in grado di soddisfare le aspettative dei nostri imprenditori, di ricevere un sostegno adeguato alle perdite subite, specialmente da parte di coloro che non hanno ottenuto fino ad oggi un ristoro commisurato al sacrificio delle chiusure o del rallentamento impresso dai decreti del Governo alle attività – ha spiegato la presidente -. Da un anno restiamo inchiodati alla visione emergenziale e con la pandemia e si sono ampliate le disuguaglianze: anche le donne ed i giovani sono i grandi perdenti di questa pandemia”.
Insomma, per l’associazione degli artigiani serve un segno forte di discontinuità nei modi e nei tempi di erogazione degli aiuti rispetto agli interventi dello scorso anno per ridare non solo mezzi finanziari ma, soprattutto, fiducia agli imprenditori fiaccati da mesi terribili.
In media il 26% delle imprese della manifattura, il 22,6% dell’edilizia e il 23% dei servizi hanno subito nel 2020 una contrazione di fatturato almeno del 30%. Un dato che presenta un’estrema variabilità in particolare nel mondo dei servizi, dove spicca l’88,5% delle attività di trasporto persone, il 69,7% del settore dell’alloggio, il 69,2% delle attività ricreative e di spettacolo seguite dall’artistico, la ristorazione e gli altri.
“La liquidità non c’è, i debiti restano, di investimenti nemmeno a parlarne – ha aggiunto Franca Binazzi -. Quasi il 50% del credito bancario alle imprese risulta “congelato” da moratorie sui prestiti e Fondo di Garanzia per le PMI e un repentino ritorno alla normalità delle regole ordinarie rischia di mettere a rischio centinaia di migliaia di imprese. Vanno individuati strumenti in grado di sostenere la rinegoziazione delle esposizioni bloccate con la moratoria, per preservare le centinaia di migliaia di imprese che vi hanno fatto ricorso, pena il passaggio dall’emergenza liquidità a quella della solvibilità”.
“Tutto ciò – ha concluso – in un quadro di tenuta artificiale del mercato del lavoro. L’andamento dell’occupazione non subisce scossoni soltanto perché i licenziamenti sono frenati dai provvedimenti governativi: cassa integrazione guadagni e divieto di licenziamento. Continuano invece a ridursi le assunzioni, reale indice dello stato di salute economica. E diventa sempre più diffuso il timore di una bomba lavoro a scoppio ritardato, in coincidenza con il venir meno del divieto di licenziamento”. Insomma, per chiudere. Serve un cambio di passo. Alla svelta.

Marco Corsi
Direttore Responsabile