31 Luglio 2021 - 03:54

La Provincia di Arezzo su Podere Rota: “Diffidare Csai per la possibile contaminazione delle acque”

La Provincia di Arezzo interviene sul progetto di ampliamento della discarica di Podere Rota e, alla luce della recente relazione di Arpat, chiede di “diffidare Csai per la possibile contaminazione delle acque”.
“L’Arpat, nel rapporto che abbiamo ricevuto lo scorso 22 marzo – ha precisato la presidente Silvia Chiassai Martini -, ha ribadito il superamento della soglia di potenziale contaminazione delle falde nell’area della discarica, rigettando la versione di Csai per cui la presenza di elementi inquinanti nelle acque come cloruri, solfati, ammoniaca e arsenico, non sarebbero riconducibili all’attività dell’impianto, ma alla “sussistenza di un fondo naturale”. “Csai, infatti – ha aggiunto Chiassai – non ha mai adempiuto alla notifica di alcuna responsabilità per il superamento di quei valori e conseguentemente Arpat ha inserito Podere Rota tra i siti interessati da processo di bonifica. Non solo, la Direzione Ambiente ed Energia della Regione, due giorni fa, ha fatto pervenire una nota in cui ribadisce molte criticità in relazione al progetto di ampliamento, anche sul tema dell’inquinamento delle falde acquifere richiedendo corposi approfondimenti in considerazione che, secondo l’attuale Piano regionale dei rifiuti, la presenza di impianti di recupero o di smaltimento deve essere compatibile con condizioni adeguate di destinazione del suolo e delle aree di insediamento”.
Chiassai Martini si è detta molto preoccupata per gli scenari ambientali presentati e ha spiegato di non essere disposta a restare ferma rispetto agli obblighi di legge che Arpat chiede. “Per questo mi sono rivolta alla Regione per conoscere con certezza e in tempi celeri, se il potere di diffidare con un’ordinanza Csai come responsabile della probabile contaminazione, risulti una prerogativa della Regione o della Provincia, anche a seguito della sentenza della Corte costituzionale che, in materia di rifiuti, attribuisce alle Province le competenze di controllo e di verifica degli interventi di bonifica – ha detto -. Un parere importante anche ai fini dell’interruzione del Procedimento Autorizzatorio, in quanto prima dovrebbero essere superate tutte le criticità accertate facendo verifiche specifiche su le cause dell’inquinamento del suolo e poi procedere alle operazioni di bonifica come, del resto, i territori e i Comuni richiedevano da tempo”.
La presidente della Provincia di Arezzo ha sottolineato che l’inchiesta pubblica, fino a questo momento, non ha fatto altro che ribadire ancora una volta il no deciso di tutti i sindaci del Valdarno, con l’esclusione del Comune di Terranuova (“che ormai si comporta come socio di maggioranza di Csai”), e il no convinto di cittadini, associazioni e comitati “che lottano per una prospettiva migliore di sviluppo del Valdarno che non sia quella di essere solo la pattumiera per l’area fiorentina, priva da decenni degli impianti necessari alla sua autonomia. La Regione non sia più silente – ha concluso Chiassai -, i nostri rappresentanti politici in Consiglio regionale, dalla Presidente della Commissione Ambiente, al capogruppo del Pd, si esprimano finalmente a tutela del territorio che li ha eletti e intervengano a sostegno dell’ambiente e del Valdarno”.