19 Aprile 2021 - 19:50

“La didattica a distanza? Non è la stessa cosa”. Parlano Elia, Edoardo e Diletta, studenti delle scuole superiori

Da ormai un anno, a causa della pandemia, la nostra vita non è più la stessa, tra mascherine, distanziamento, coprifuoco e via dicendo. Coloro che in questo contesto hanno subito più stravolgimenti alle proprie abitudini e al proprio stile di vita sono sicuramente i giovani. Se da un lato è forte la mancanza della socialità mondana e dei sabati sera passati con gli amici, dall’altro è anche l’ambiente scolastico ad aver subito enormi cambiamenti, con la purtroppo necessaria introduzione della cosiddetta “D.A.D.”, acronimo come tutti ormai sappiamo di “didattica a distanza”. Abbiamo intervistato tre studenti al quinto anno di scuola superiore, ossia Edoardo Giusti e Elia Pierazzi del Liceo Scientifico Varchi e Diletta Cartelli del Liceo Linguistico Giovanni da San Giovanni, per farci raccontare le sensazioni i vantaggi e gli svantaggi che uno studente prova in questo momento.

“Mi manca tanto il contatto con gli amici, la battuta o la semplice chiacchierata con i compagni che prima era di routine e che adesso è difficile.” afferma Elia, mentre Edoardo evidenzia un altro aspetto: “Oltre all’assenza di contatto con i compagni di classe, è importante sottolineare la mancanza del rapporto umano con il professore, che crea appunto empatia con l’insegnante e te lo fa apprezzare di più”. 

“In didattica a distanza è più difficile seguire le lezioni, essendo a casa la distrazione è dietro l’angolo.dice DilettaAssistere in presenza alle lezioni garantisce ovviamente un apprendimento più completo. Inoltre, durante i test ma anche le interrogazioni, la distanza facilita la copiatura, stimolandola”. Sulle negatività della dad le risposte sono uniformi: “Aumenta le distrazioni e riduce anche lo stimolo allo studio” è il commento di Elia, mentre Edoardo sottolinea altri aspetti non secondari: “Può capitare che i professori,  oltre ad avere più difficoltà nel vedere il riscontro da parte dei ragazzi, riescano meno a controllarli e seguirli e tendano ad avere più dubbi sull’effettiva conoscenza degli alunni, e questo può scoraggiare lo studente. Sono inoltre frequenti i problemi di connessione, magari durante un’interrogazione, che non aiutano e sono anche difficilmente risolvibili, dato che non dipendono direttamente da noi”.

La dad, tra mille difetti, ha anche qualche aspetto positivo: “Sei a casa e hai tutto a portata di mano, avere sempre il computer davanti ci permette di effettuare ricerche e trovare informazioni più velocemente. – afferma DilettaC’è anche un risparmio di tempo notevole, dato che non dobbiamo spostarci per andare a scuola”. “Essere da solo, lontano dalla confusione dei compagni, può per qualcuno rendere più facile seguire le lezioni. – continua Edoardo – Un altro vantaggio è che i prof a volte inviano dei video registrati, che possiamo vedere quando vogliamo, rendendo più comodo l’apprendimento”.

Riguardo la gestione della scuola in pandemia da parte delle istituzioni, non mancano le lamentele: “Un grande errore è stata la riapertura di settembre al 100%, che ha secondo me favorito i contagi ed è stata una delle principali cause della zona rossa. – dice convinto Elia – . Più che agli spazi scolastici il problema sono stati i mezzi pubblici, sempre affollati e in quantità inadeguata”. Per Edoardo ci sono stati anche errori di tempismo e valutazione: “In estate dovevano essere rimodellati gli spazi scolastici; i soldi spesi per i banchi a rotelle sarebbe stato meglio investirli in altro, come ad esempio degli impianti di areazione avanzati. Sono state prese delle decisioni sbagliate”. Non è tutto da buttare però: “La riapertura di gennaio al 50% non ha causato problemi, potrebbe essere la strada giusta per un rientro in presenza, se i dati lo permetteranno e se sarà appunto garantita la massima sicurezza- sottolinea Diletta – La voglia di rientrare e vedere i compagni c’é, ma è comunque presente la paura di finire in quarantena o contagiarsi”. Sulla riapertura si pronuncia anche Edoardo: “Tutti vogliamo rientrare perché stare a distanza crea dei disagi, anche per esempio a chi ha famiglie con bimbi piccoli, ma la prima cosa deve essere la sicurezza. Se la situazione lo permetterà saremo felici di rientrare”.

“La situazione sta diventando pesante, perché la pandemia ci ha tolto e ci sta togliendo la nostra adolescenza. Non vediamo l’ora che finisca” conclude Diletta. “Personalmente sto vivendo questo periodo ancora peggio rispetto a un anno fa, perché se prima c’era la paura adesso c’è la consapevolezza della situazione e la frustrazione del non poter uscire di casa. – continua Edoardo – Con gli amici tentiamo di trovare nuovi modi per stare insieme, ad esempio con delle videochiamate, ma non è la stessa cosa; il momento peggiore è stato a Natale, quando non ho potuto festeggiare il mio diciottesimo compleanno”. Ma c’è anche chi ha saputo trarre gli aspetti positivi di questa situazione anomala, come Elia: “Ho molto più tempo a disposizione per me stesso e per le mie passioni, e lo sto sfruttando per consolidare le mie ambizioni e pensare al mio futuro”.