venerdì, Ottobre 22, 2021

Da domani Green pass obbligatorio a lavoro. La situazione in Valdarno Aretino con Cna, Confindustria e Confcommercio

Da domani, venerdi 15 ottobre, in tutta Italia scatterà l’obbligo del Green pass per tutti i lavoratori, pubblici e privati, come stabilito dal decreto legge n. 127 del 21 settembre 2021. Una svolta non da poco per il mondo del lavoro, che impatterà ovviamente anche le molte aziende, sia pubbliche che private, grandi o piccole che siano, della vallata.
La nostra redazione ha sentito i pareri di Cna Valdarno, Confcommercio e Confindustria Valdarno, in merito all’obbligo del possesso e di esibizione della certificazione verde sui luoghi di lavoro a partire dal 15 ottobre.
“L’obbligo del Green pass – fa sapere Egisto Nannini, Presidente di Confindustria Valdarno – potrà causare qualche difficoltà, soprattutto nelle aziende più piccole, ma le imprese saranno in grado di affrontarle come sempre hanno fatto fin dall’inizio di questa pandemia. Come infatti sono state rapidissime nell’adottare tutti i protocolli necessari per continuare la propria attività, con lo stesso spirito affronteranno la data del 15 ottobre”.
Difficoltà che potrebbero però sorgere all’orizzonte. “Il controllo sulla validità del Green pass – commenta Paolo Pernici, Presidente della Cna Valdarno – crea un problema per le imprese più piccole e per alcune professioni che solitamente non passano per la sede fisica delle ditte che li impiegano. Mi riferisco ad esempio a coloro che non transitano dalla sede centrale per recarsi sul posto di lavoro, come ad esempio gli installatori, agli addetti alle pulizie o ai servizi di trasporto, oppure agli operai edili che si recano direttamente in cantiere. Risulta quasi impossibile per il datore di lavoro procedere al controllo del Certificato Verde”.
Per quanto riguarda invece il settore del commercio, del turismo e dei servizi, “in Toscana – dichiara la Vicedirettrice provinciale Confcommercio Catiuscia Fei – adesso siamo intorno alla percentuale del 3-4% di lavoratori sprovvisti di Green pass. La proporzione era però molto più alta qualche mese fa, infatti adesso molti si sono convinti, o a farsi il vaccino o a presentare comunque il tampone negativo”.
Già in questi giorni comunque è stato introdotto un articolo che consente al titolare di potersi organizzare in anticipo, prima di venerdi, sapendo quali sono i lavoratori in possesso della certificazione verde, per non rimanere in qualche modo scoperti.
Tutti si stanno attrezzando. Ci sono regole ben precise e le aziende si stanno ovviamente già adeguando “per contattare i lavoratori e per individuare all’interno dell’impresa – afferma Catiuscia Fei di Confcommercio – i delegati appositi per il controllo del Green pass, che si svolgerà o a tappeto o a campione e questo può senza dubbio portare ad un rallentamento nelle procedure burocratiche e di controllo”.
Per chi è sprovvisto del certificato verde ci saranno sanzioni, multe e sospensione dello stipendio, ma non sarà previsto il licenziamento. “Per questi motivi – aggiunge Pernici – ritengo indispensabile una sospensione temporanea di alcuni vincoli della privacy per consentire al datore di lavoro di acquisire e conservare le informazioni sulla durata del Green Pass del proprio collaboratore\dipendente assicurando così controlli efficaci senza rallentamenti del ciclo lavorativo”.
Per il Presidente della Cna Valdarno l’altra criticità riguarda “la possibile sostituzione di maestranze non in possesso della certificazione verde. Un’opportunità – continua – che si traduce in beffa per le imprese artigiane che necessitano per la loro attività di personale altamente specializzato già di difficile reperimento anche prima della pandemia. Trovare un addetto formato e pronto per sostituirne un altro con anni di esperienza è quasi impossibile. Nel nostro lavoro manuale i collaboratori sono difficilmente sostituibili”.
Altro discorso è quello relativo ai costi che ricadono sull’impresa stessa. “Alcuni problemi – continua la Vicedirettrice provinciale Confcommercio Catiuscia Fei – sono riconducibili all’aggravarsi dei costi per l’azienda in caso di malattia. Ad esempio, essendo il tampone costoso e fastidioso, il dipendente potrebbe ricorrere alla malattia. Sono queste le problematiche che potrebbero presentarsi e che dunque dovranno essere tutelate. Terremo questi dati in considerazione e li analizzeremmo dopo 10 giorni dall’entrata in vigore della legge. Al momento le imprese sono pronte, ma vedremo più avanti”.
Una svolta epocale che ha fatto sorgere malumori e proteste un po’ in tutta Italia. “Come Confindustria – conclude Egisto Nannini – pensiamo che il Green pass sia uno strumento transitorio e funzionale al completamento della campagna vaccinale; lo consideriamo, in questo momento, la migliore garanzia per un ritorno alla normalità”.