martedì, Maggio 17, 2022

Serie A. Un calcio senza più competitività e senza più passione…

In un vuoto cosmico ieri sera Milan e Juve hanno dato vita ad una prestazione che definire mediocre è un eufemismo. Precedentemente avevamo visto in TV partite con un basso contenuto tecnico, compresa quella della capolista Inter, ovvero della miglior squadra in assoluto del campionato e che merita ad oggi il primato in classifica. Un torneo per lo più tenuto in vita solo dall’artificio creato dell’accesso delle prime quattro squadre alla Champions League, traguardo oramai considerato da molti presidenti alla stregua di uno scudetto vinto o dal miracolo di Fatima. Se a qualsiasi massimo dirigente di serie A si chiede oggi la preferenza fra vincere un titolo e fare cinque ottavi posti di fila, oppure arrivare per sei anni quarto in classifica e in Coppa dei Campioni, opterebbe per la seconda ipotesi senza se e senza ma.
Senza quella che io chiamo la “droga” del posto che conta in Europa, mi dite voi come sarebbero considerati i campionati attuali della Juventus, della Roma o della Lazio? Deludentissimi e già derubricati ad una scomoda formalità stagionale. Eppure si va a vedere come alla fine l’Allegri di turno, per esempio, riuscirà a dare un connotato persino positivo all’annata della propria squadra, mai stata in lotta né per lo scudetto né per altro.
Non è aumentata come potrebbe sembrare a prima vista ma..tolta competitività vera a questo sport, dopo aver piano piano cambiato l’immagine dell’appassionato. Dal tifoso che vuole vincere siamo passati ad un…tranquillo osservatore davanti alla TV. Ecco che i dirigenti, allora, pur con la bombola ad ossigeno frutto di anni di gestioni scriteriate, stanno riuscendo nella loro impresa.
Milan ed Inter si apprestano a divenire padroni della stessa casa, un fatto che non ha precedenti fra i clubs: ovvio che le fortune di una società faranno piacere all’altra e viceversa, perché l’interesse generale sarà sempre più quello di condividere, invece che di trovare argomenti divisivi… come imporrebbe una storica rivalità lunga anni ed anni. Davanti ad un circolo oramai vizioso (spendo se guadagno) che non dà più spazio al sano mecenatismo di un tempo, l’unica protezione del tifoso è forse soltanto quella di lasciarli cuocere nel proprio brodo non assecondandone i passaggi perversi e in contrasto con la logica che ha reso popolare e bello questo sport.
Una cosa è certa: il calcio…e questo calcio soprattutto, ha perso migliaia e migliaia di appassionati e un appeal sempre minore nelle nuove generazioni. E la vituperata superlega, idea tutt’ altro che abbandonata, fa collimare molte di queste cose. Io gioco, vinco, perdo, ma l’importante è farlo. Come mandare una squadra a giocare con 10 positivi infischiandosene della regolarità e di salvaguardare l’aspetto tecnico, o reclamare sostegni per pagare stipendi milionari a calciatori spesso bolliti.