lunedì, Agosto 15, 2022

Brutta avventura per il terranuovese Nedo Bronzi. Grave shock anafilattico per una puntura di calabrone. Ora sta bene

Ha voluto raccontare la sua storia sui social. Una storia di paura, perdita di conoscenza, 118 e pronto soccorso. E’ quella di Nedo Bronzi, molto conosciuto a Terranuova, marito di Katia Faleppi, ex assessore del comune di Terranuova. Ieri sera, attorno alle 20, è stato punto da un calabrone dopo che si era avvicinato ad un nido ed ha avuto uno shock anafilattico. Ha perso conoscenza e cadendo ha sbattuto la testa. Tanta paura. L’arrivo dell’ambulanza, il trasporto al Pronto Soccorso e le cure di cortisone. Adesso sta bene, ma ha rischiato grosso.
“Caldo bestiale, mai provato. La natura, oltre a noi uomini, mai sottoposti a prove di resistenza come queste, mostra eventi con maggiore drammaticità di sempre. Per esempio il moltiplicarsi di nidi e covi di ragni, vespe e dei famigerati calabroni – ha raccontato Nedo Bronzi – Famiglia delle vespe, fino a 2, 3 cm di lunghezza, le regine invece enormi fini anche a 4 cm. Carnivori ma anche amanti degli zuccheri della frutta. Indifferenti all’uomo (così si dice) ma aggressivi se si disturbano nelle vicinanze dei nidi”.
E ieri sera ha fatto un azzardo, come ha ammesso lui stesso. “Nel muro di pietra del giardino, da una delle tante fessure vedo un andirivieni di enormi calabroni. “Vai” penso da coglione “ora li prendo tutti lì dentro”. Prendo uno spray anti vespe, salgo su un piccolo sgabello e ci spruzzo dentro tutto il contenuto. Non l’avessi mai fatto – ha spiegato Nedo – Escono inferociti decine di calabroni. Le femmine sono dotate di un pungiglione. Io mi allontano di una decina di metri credendomi in salvo. Invece con tattica militare una mi aggredisce fulminea da dietro. Mi colpisce all’orecchio. Puntura, dolore tremendo e gonfiore. Katia, mia moglie, vicino a me corre a prendere del ghiaccio, e fin qui tutto nella normalità. Ma quando torna da me ad un tratto inizia a girarmi la testa e comincio a sudare. Da lì la mia memoria svanisce. Katia mi racconta che ho vacillato facendo due passi avanti, ho battuto la testa sul muro. Quindi sangue dal capo e sono caduto, privi di senso, a terra tra l’erba secca”.
Momenti di panico. “Il racconto di Katia poi mi ha spaventato – ha proseguito – Ero con gli occhi sgranati fissi, immobile, rigido senza segni di vita. Ha chiamato urlando i miei figli che hanno allertato il 118. Purtroppo la mia casa dista dall’ospedale e dovevamo aspettare. Mi immagino la paura di mia moglie che mi ha creduto morto e che non respirassi più. Dopo qualche tempo, forse secondi, forse un minuto, ho sentito come una scossa e ho iniziato a udire e vedere intorno anche se non riuscivo a rispondere. Dopo un po’ ho iniziato a parlare dicendo che sentivo un po’ la gola chiusa e un prurito incredibile in tutto il corpo. Poi l’ambulanza, la prima flebo di cortisone e gli antistaminici, le domande della dottoressa con sopra la sirena accesa e i suoi tentativi di tranquillizzarmi”.
Nedo Bronzi è rimasto al Pronto Soccorso del Santa Maria alla Gruccia fino alle due e mezzo di notte. “Ti senti solo, anche se hai un via via di infermieri. Mille casi, mille domande, mille lamenti – ha raccontato – Ognuno si sente solo e un po’ abbandonato. Ma non è così. La pressione era quasi a zero, poi il prelievo, poi di nuovo cortisone, poi di nuovo la reazione in tutto il corpo, la Tac alla testa. Finalmente via il collare, dopo qualche ora tutto si stabilizza. Finalmente la dottoressa dice che mi dimettono”.
Ma quello che i medici gli hanno detto lo ha fatto sobbalzare. “Lei Bronzi è stato fortunato, ha avuto un shock anafilattico grave, con una sincope, poteva rimetterci la pelle. Per fortuna la sua adrenalina ad un tratto è entrata in funzione. Ora se la porterà dietro per sempre in ogni luogo, anche al bagno, di notte e di giorno. Questa è la “penna” con l’adrenalina, se sfortunatamente le dovesse ricapitare, coscia, dieci centimetri sopra il ginocchio, leggermente al lato e via, senza neanche pensare su cosa le è successo, altrimenti quest’altra volte lei non la racconta più”.
“Beh che dire la vita dopo il cancro, lo stent coronarico, pensavo che mi avesse già fatto abbastanza. Evidentemente le prove non finiscono mai come gli esami. Specialmente se uno se le va a cercare “, ha aggiunto Nedo, che adesso sta bene e si è ripreso alla grande. Ha concluso con un consiglio. “Se vedete qualcuno arrabbiato, specialmente un calabrone, allontanatevi a lui. Delle crisi di governo, delle guerre, della destra o sinistra non gli importa un tubo. La natura fa il suo corso e noi siamo poca cosa, se c’è da colpire, colpisce e poi nella vita può capitare tutto”.

Marco Corsi
Direttore Responsabile