lunedì, Agosto 15, 2022

L’anoressia. Il dolore riportato in un libro. Corinna Carano, diciottenne valdarnese, ha scritto “La mia favola imperfetta”.

Il racconto di un dolore, una malattia e la voglia di riscatto, di sensibilizzare. Questo è “La mia favola imperfetta” il libro di Corinna Carano, diciottenne di Levane. Scritto nell’inverno 2020 e pubblicato il 9 luglio 2021, attraverso il self-publishing di Amazon, è una raccolta di pensieri che la ragazza ha messo su carta durante il ricovero al DCA Residence Madre Cabrini di Pontremoli, in Lunigiana, una struttura che si occupa di persone con disturbi del comportamento alimentare. La giovane scrittrice ha infatti sofferto di anoressia. “Ho deciso di riportare in un libro il mio dolore per sensibilizzare sul problema, per far sentire meno solo chi soffre di un disturbo alimentare, farmi comprendere, dagli altri, e poi da me stessa, potendo guardare nero su bianco il mio tormento. Nel libro racconto dell’agonia prima e dopo i pasti, i sensi di colpa, la convinzione di non meritare neanche una briciola, la nausea quando ingerivo un qualunque alimento”. Sono questi i motivi per cui Corinna ha deciso di aprire il suo lato nascosto; aiutare ed aiutarsi, dimostrando una grande forza di volontà ed empatia. “Prima della scrittura, che attualmente è il metodo che uso per sfogarmi, utilizzavo metodi più distruttivi. Mi rendo conto ora che tutto ciò che facevo era dettato da una grande confusione, alla quale ho dato un ordine grazie a carta e penna”. Corinna ha poi parlato dei progetti futuri. “Attualmente sto lavorando ad una seconda pubblicazione, che non sarà una raccolta di pensieri, ma una vera e propria storia. Momentaneamente il titolo è ‘Storia di un infante incompresa’, però è tutto in fase di costruzione quindi potrebbe cambiare”. La giovane scrittrice nutre un certo interesse nei confronti del giornalismo, sul quale avrebbe intenzione di basare la sua scelta universitaria. “Mi piacerebbe fare scienze della comunicazione, perché adoro scrivere e raccontare, è quello che mi ha fatto stare bene e che vorrò continuare a fare. Devo solo capire se renderla l’attività principale della mia vita o se farne solo una passione”. “Scrivo della rabbia repressa, della rabbia emergente nell’affrontare il mondo esterno ma soprattutto quello interno. Scrivo della forza che riconosco di avere e che voglio donare anche un po’ a te, fino a consumarmi”, ha scritto Corinna, nel suo libro, raccontando un dolore. Che si affronta, si combatte e si vince anche così.