lunedì, Gennaio 30, 2023

20 anni fa la scomparsa dell’avvocato Agnelli

Un uomo curioso, mosso da quella curiosità per la vita che è spesso tipica delle persone…agiate. Ed anche imprevedibile nelle sue reazioni, a volte decisamente inaspettate o spiazzanti. È stata comunque una grande figura l’avvocato Gianni Agnelli, di cui ricorrono i 20 anni dalla morte, un capo famiglia atipico che ha spesso delegato le più importanti questioni industriali riguardanti la Fiat a personaggi come Valletta, Romiti, Fresco, giocando in seconda battuta.
Amante dello sport, della Juve, della Ferrari, del mare e della montagna, ricco collezionista di opere d’arte ha attraversato la vita di corsa…secondo un proprio inconfondibile stile. Ed anche passando attraverso pesanti e dolorose vicessitudini familiari come la perdita del figlio Edoardo e del nipote Giovannino, quest’ultimo destinato a prendere in mano le redini della grande azienda torinese.
Repubblicano e vicino a La Malfa ed a Spadolini va comunque considerato uno dei simboli del Novecento industriale italiano…e non soltanto. Di Tommaso Buscetta un giorno disse che il tifo per la Juve era l’unica cosa di cui mai si sarebbe pentito in vita sua. A Omar Sivori (un vizio lo definiva) propose di palleggiare sul giardino di casa mentre pranzava, ed un giorno se lo videro apparire alla festa dell’unità di Serravalle Pistoiese. Poco tempo prima, in occasione di un convegno nella cittadina della Valdinievole, un vecchio comunista del posto lo invitò a partecipare alla festa in programma alcuni mesi dopo. Richiesta buttata così, per fare, se non che ad un certo punto se lo videro arrivare per davvero, l avvocato con il suo elicottero.
Già…i comunisti, che magari non amava proprio, ma dei quali era incuriosito riconoscendone la statura morale e una certa onestà di fondo. In questo contesto fu impossibile la piena fedeltà coniugale alla moglie Marella Caracciolo: paparazzato in barca con Jackie Kennedy non si fece mancare altre avventure galanti, con la Ekberg e con altre attrici e non. Se oggi dovessi definire Gianni Agnelli a venti anni dalla morte più che a un capitano d’industria in senso lato lo definirei senza ridurne la portata ad un personaggio originale e irriproducibile forse, per i suoi grandi amori e per questo suo modo singolare di affrontare la vita stessa.
Era stato antifascista durante la guerra mentre il nonno, il vecchio senatore, aveva trovato nel regime la stampella giusta per rafforzare l’azienda, al di là delle reali convinzioni politiche. Fra i mille vezzi, quello di girare senza portafoglio in tasca e il concedersi alla gente, incuriosito più dai pescatori della Corsica magari che dalle persone con cui condivideva gran parte delle sue giornate di lavoro.